Un cliente riceve la parcella per l’acquisto della casa e resta spiazzato. Ci sono voci diverse: imposta di registro, imposta ipotecaria, imposta di bollo, diritti, onorario, IVA. Alcune hanno l’IVA applicata, altre no. Il totale è uno solo, ma la logica dietro è tutt’altro che uniforme.
Se sei un notaio o lavori in uno studio notarile, questa domanda te la sarai sentita fare decine di volte. E se ti occupi della fatturazione dello studio, sai che dietro quella singola fattura elettronica c’è una struttura precisa, imposta dalla legge, che non assomiglia a quella di nessun altro libero professionista: il notaio è insieme un pubblico ufficiale che riscuote imposte per conto dello Stato e un professionista che fattura un proprio compenso.
Vediamo come si costruisce correttamente, voce per voce.
Perché la fattura di un notaio è diversa dalle altre
La maggior parte dei liberi professionisti fattura un compenso unico, eventualmente con rimborso spese. Il notaio no. Nella sua parcella convivono due categorie di importi con natura fiscale opposta:
- l’onorario, cioè il compenso per l’attività professionale svolta (redazione dell’atto, consulenza, adempimenti successivi);
- le anticipazioni, cioè le imposte e i diritti che il notaio versa allo Stato per conto del cliente (imposta di registro, imposta ipotecaria, imposta catastale, tassa di archivio, diritti di ispezione, marche da bollo).
Solo la prima voce è un vero e proprio corrispettivo per una prestazione professionale. La seconda è, di fatto, un pass-through: soldi che il cliente deve comunque allo Stato e che transitano dal notaio solo perché la legge affida a lui la riscossione al momento dell’atto.
Questa distinzione è il punto di partenza per capire tutta la fattura.
Da cosa è composta la fattura di un notaio
| Voce | Cos’è | Soggetta a IVA |
| Onorario | Compenso per l’attività professionale del notaio | Sì, generalmente al 22% |
| Anticipazioni (registro, ipotecaria, catastale, bollo, diritti) | Imposte e diritti versati dal notaio per conto del cliente | No, generalmente escluse ai sensi dell’art. 15 DPR 633/72, se documentate e senza ricarico |
| Contributi Cassa Nazionale del Notariato | Onere previdenziale del notaio, liquidato sul totale degli onorari repertoriali mensili | Generalmente non esposto in fattura come rivalsa separata, a differenza di altre casse professionali |
| Ritenuta d’acconto | Trattenuta sull’onorario imponibile | Dovuta solo se il cliente è una società o un altro sostituto d’imposta, non se è un privato |
Questa è la struttura generale: nel caso concreto possono intervenire variazioni legate al tipo di atto; quindi, in presenza di dubbi vale sempre la pena farla verificare al proprio commercialista o al consiglio notarile di riferimento.
Il notaio deve emettere fattura elettronica?
Sì. I notai rientrano tra i soggetti tenuti alla fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione già dal 2014, e dal 2019 l’obbligo si applica in via generale a tutti i soggetti titolari di partita IVA, notai compresi. La fattura va quindi trasmessa tramite il Sistema di Interscambio (SdI), esattamente come per qualsiasi altro professionista.
Perché le anticipazioni non hanno l’IVA
Qui nasce spesso il dubbio più frequente, anche tra chi lavora in studio da anni. La risposta è nell’articolo 15 del DPR 633/72: le somme che il notaio anticipa “in nome e per conto” del cliente non concorrono alla formazione della base imponibile IVA, a tre condizioni:
- sono spese effettivamente sostenute per conto del cliente (imposta di registro, ipotecaria, catastale, bollo, tasse di archivio, diritti di ispezione ipocatastale);
- sono adeguatamente documentate;
- vengono riaddebitate al cliente senza alcun ricarico.
In pratica: il notaio non “vende” l’imposta di registro, la anticipa e se la fa restituire esattamente per l’importo pagato. Per questo motivo, nella fattura elettronica, queste voci vanno indicate separatamente dall’onorario, con la dicitura che richiama l’art. 15 DPR 633/72 e il relativo codice natura IVA previsto per le operazioni escluse.
Notaio e regime forfettario: è possibile?
Sulla carta la legge non esclude espressamente la categoria notarile dal regime forfettario. Nella pratica, però, è un caso pressoché inesistente: il limite di ricavi previsto per accedere e restare nel regime è di 85.000 euro annui, una soglia che il fatturato di uno studio notarile supera quasi sempre e ampiamente. Va inoltre ricordato che dal 1° gennaio 2024 l’obbligo di fattura elettronica riguarda comunque tutti i contribuenti forfettari; quindi, anche in quel caso limite la gestione tramite SdI non cambierebbe.
Il notaio deve applicare la ritenuta d’acconto?
Dipende da chi è il cliente:
- se il cliente è una società o un altro sostituto d’imposta, la ritenuta d’acconto del 20% va calcolata sulla parte imponibile IVA (l’onorario) e indicata in fattura, in diminuzione del totale da incassare;
- se il cliente è un privato, la ritenuta d’acconto non si applica.
Le anticipazioni escluse ai sensi dell’art. 15 restano comunque fuori dal calcolo della ritenuta, in entrambi i casi.
Un esempio pratico
Marco è notaio e gestisce lo studio insieme a una collaboratrice che si occupa della parte amministrativa. Un cliente privato acquista un appartamento: la parcella comprende imposta di registro, imposta ipotecaria e catastale, marche da bollo, diritti di ispezione e l’onorario di Marco. Nella fattura elettronica, la collaboratrice separa le anticipazioni (senza IVA, con riferimento all’art. 15) dall’onorario (con IVA al 22%). Trattandosi di un cliente privato, non c’è ritenuta d’acconto.
Il mese successivo, Marco redige l’atto costitutivo di una srl. Stessa struttura di fattura, ma questa volta il cliente è una società: sull’onorario imponibile va quindi calcolata e trattenuta la ritenuta d’acconto del 20%, che la società verserà all’Erario per conto del notaio.
E se il cliente è la Pubblica Amministrazione?
Capita, ad esempio, in caso di atti che coinvolgono enti pubblici. In questi casi si applicano le regole generali della fatturazione elettronica verso la PA (via SdI, codice destinatario dell’ente) e, quando previsto, il meccanismo dello split payment sull’IVA. La logica di suddivisione tra onorario e anticipazioni resta la stessa.
Come organizzare fatturazione e conservazione dello studio
Il repertorio e gli adempimenti tipicamente notarili restano gestiti con i software dedicati alla professione. Ma la parte “amministrativa” dello studio — emissione e invio delle fatture elettroniche, conservazione a norma per il periodo previsto, scadenzario degli incassi, esportazione dei documenti per il commercialista — è esattamente il tipo di attività che un gestionale come Fattutto può semplificare, riducendo i passaggi manuali tra programmi diversi e il rischio di errori nella separazione tra onorario e anticipazioni.
FAQ
Il notaio deve fare la fattura elettronica anche ai clienti privati?
Sì. L’obbligo di fatturazione elettronica tramite SdI vale per tutte le operazioni, indipendentemente dal fatto che il cliente sia un privato o un’azienda.
Le imposte di registro e ipotecaria sono soggette a IVA?
No, generalmente sono escluse dalla base imponibile IVA ai sensi dell’art. 15 DPR 633/72, in quanto anticipate dal notaio per conto del cliente e riaddebitate senza ricarico.
La ritenuta d’acconto si applica sempre?
No. Si applica solo quando il cliente è una società o un altro soggetto sostituto d’imposta, non quando il cliente è un privato.
I contributi alla Cassa Nazionale del Notariato vanno indicati in fattura?
Generalmente no come rivalsa separata: sono liquidati dal notaio sul totale degli onorari repertoriali mensili, indipendentemente dalla singola fattura emessa.
Un notaio può essere in regime forfettario?
In teoria la legge non lo esclude per categoria, ma nella pratica il fatturato di uno studio notarile supera quasi sempre la soglia di 85.000 euro prevista per il regime forfettario.
Serve la marca da bollo sulla fattura del notaio?
Sulla parte imponibile IVA si applica generalmente la regola ordinaria (bollo dovuto quando l’importo supera la soglia prevista), ma il trattamento può variare in base alla composizione della fattura: è un aspetto da verificare caso per caso con il proprio commercialista.
Per quanto tempo vanno conservate le fatture elettroniche di uno studio notarile?
Come per gli altri soggetti IVA, la conservazione a norma è prevista per il periodo stabilito dalla normativa fiscale vigente; è consigliabile affidarsi a un sistema di conservazione digitale che gestisca automaticamente scadenze e archiviazione.
In sintesi
La fattura di un notaio non è complicata se si tiene ferma la distinzione di fondo: onorario da una parte (compenso professionale, con IVA), anticipazioni dall’altra (imposte versate per conto del cliente, senza IVA). Una volta chiaro questo schema, applicare correttamente ritenuta d’acconto, bollo e regole SdI diventa una questione di metodo, non di eccezioni continue.
Se oggi gestisci fatture, conservazione e scadenzario dello studio con strumenti diversi, puoi semplificare l’intero flusso amministrativo con un’unica piattaforma.
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